Visite: 2265

 La mia acetaia, composta da sette botti tra cui spicca quella in legno di marasca, che conferisce un gusto particolare all’aceto, parte nel secolo scorso e più precisamente nel 1999.

Si, alla fine sono solo pochi anni per un’acetaia che si rispetti ma il risultato, grazie anche ai buoni consigli dell’amico e collega Gianni Tedeschi, è assolutamente soddisfacente.

L’aceto si classifica in tre modi, Aragosta, Argento e Oro. Il mio attualmente è considerato dagli esperti un buon Argento. Quando sarà Oro, se mai lo sarà, avrò raggiunto il risultato prefissato.

Il protocollo che utilizzo è quello dell’aceto balsamico tradizionale di Reggio Emilia, un paese alla prima periferia di Parma. Ho partecipato a vari corsi di conduttore di acetaia ma non sono ancora riuscito, io come tanti, a diventarne un esperto qualificato.

Mi considero un buon consumatore e in grado di distinguere un buon aceto da uno balordo e il mio lo è. Cosa? Buono ovviamente!

Stampa