Dopo aver trascorso una buona parte della mia esistenza a correre tra un’azienda agricola e l’altra sono finalmente riuscito, ritagliandomi questo passatempo a capirne un pò.
Grazie ad Alessandro Merusi, mio ex compagno di classe, sono riuscito, alla fine di un corso, in un tragico pomeriggio, suo malgrado, a vedere tutto quello che di terribile possa capitare in mare.
Abbiamo terminato il nostro corso dopo diverse “scuffiate”, senza il motore ( era in ammollo due metri sott’acqua) con quel vento che, per i non addetti ai lavori viene descritto radiofonicamente nelle previsioni meteo con questa frase di circostanza: “evitate le passeggiate lungo i viali per pericolo di sollevamento dei tombini e il traffico è vietato ai telonati”.
Anche gli incursori della marina militare dopo averci urlato alla radio di abbandonare la zona militare di loro pertinenza nel golfo di La Spezia, in cui eravamo stati sospinti nostro malgrado. da raffiche di vento che in assenza di vele ci avevano fatto planare, dandoci per morti, smisero di mandarci segnali minacciosi. A dire il vero credo di aver risposto loro alla radio cose irripetibili e questo deve averli fatti desistere dal venirci in soccorso. Entrati all’ora di pranzo a Porto Venere abbiamo interrotto il pasto a tutti gli avventori dei ristoranti che si affacciano al porticciolo.
Alla fine dopo essere riusciti ad ormeggiare, con il solo uso di una piccola parte di fiocco, ci hanno offerto, tra la meraviglia e il compatimento, il caffè.
Ogni tanto mi rivedo attaccato ad un candeliere cercare di staccarmi il Dr. Ferrabini ( quello della confraternita dei salami con il grembiule verde ) da una gamba mentre con l’altra, sul timone, cerco di orzare.