Ho scritto perché ho sempre detto a mio padre che avrebbe dovuto raccogliere gli aneddoti che ci raccontava, avventure e scenette raccolte durante la sua lunga vita dedicata alla professione di veterinario.
Lui non l’ha mai fatto, ha scelto di attenersi alla tradizione orale raccontando vicende esilaranti in famiglia o con gli amici.
Percorso la sua stessa strada, anche negli interessi, non potevo esimermi dal farlo io, senza la pretesa di raggiungere gli stessi risultati che probabilmente avrebbe raggiunto lui.
Questo libro, la cui presentazione è stata curata dal Dott. Gaetano Penocchio, Presidente della Federazione degli Ordini Veterinari Italiani, verrà distribuito, per quest’anno, in copia omaggio da un azienda farmaceutica e dal prossimo anno anche su Kindle Amazon.
Di cosa tratta? La prima parte descrive nella più totale fantasia di veterinari della Bassa e non, ispirati dal romanzare di Giovannino Guareschi di cui, fin da piccolo, ho potuto apprezzare oltre ai films, prodotti dai suoi romanzi, anche dalla lettura dei testi che la ricca libreria di mio zio, Lino Rizzi, conteneva. Nella prima parte, più aneddotica è forse più autobiografica, scrivo, credo con la delicatezza di cui si possa descrivere chi non c’è più, il passaggio delle consegne professionali da mio padre a me. La seconda parte è un esercizio di aneddoti raccolti nelle pause delle lunghe giornate di lavoro.
Questo libro che i più hanno trovato divertente, non è scritto in punta di stilografica ma con una semplice biro Bic che forse, in qualche caso, ha perso inchiostro.
All’interno alcune considerazioni che non hanno la presunzione di essere chiamate “perle di saggezza”. Attendo il Vostro giudizio, comunque.
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L'introduzione di Gaetano Penocchio
La Bassa è una parte della pianura Padana, terra generosa e affascinante.
Tutti i medici veterinari hanno una grande varietà di storie da raccontare: delle persone che hanno incontrato, delle avventure che hanno vissuto, della strana complicità creata dalla condivisione delle esperienze della vita.
La memoria, è noto, tende a magnificare i tempi andati, a far sentire una struggente nostalgia delle cose ormai lontane, delle stanze che sono state chiuse e non verranno più aperte. Schianchi descrive con il gusto di raccontare, di stupire il lettore, enfatizzando qualche dettaglio, per non lasciare che nello scorrere del tempo qualche ricordo vada perduto.
Ricordi, ma anche fantasia e poi l'affetto e l'orgoglio di fare parte di una terra ammorbidita dalla nebbia invernale, dalle interminabili sere estive lungo il fiume. L'autore ricorda con generosità di particolari, fa nomi, ma soprattutto soprannomi, descrive, cita frasi in dialetto - tradotte per chi non ne ha confidenza.
È come aprire una bottiglia di quel vino locale che si accompagna ai cibi un po' indigesti ma tanto saporiti della zona. L'ironica irriverenza degli abitanti della Bassa è conosciuta: non sono timorati di nulla e ne vanno orgogliosi, affrontano le giornate con una determinazione contagiosa.
Nella galleria di personaggi che si susseguono qualcuno si riconoscerà, qualcuno sorriderà, altri forse si risentiranno, ma lo scorrere impetuoso della narrazione non lascerà nessun lettore indifferente.
Gaetano Penocchio
Presidente FNOVI (Federazione Nazionale Ordini Veterinari Italiani )
Recensione di Oscar Grazioli
Sapevo che Alberto Schianchi era un bravo veterinario ed ero a conoscenza del fatto che non poteva rinunciare a un’eredità di straordinaria ricchezza (morale) e di altrettanta difficoltà nell’essere ben gestita. Ricordo, come fosse oggi, l’incedere gravoso e dolente di un uomo ormai minato dalla malattia ma ben deciso, fronte alta e sguardo acuto, ad attraversare una sala congressi dove centinaia di colleghi mantenevano un silenzio assordante, le mani pronte alla piena ovazione. Era papà Schianchi che avanzava ieratico verso il palco dal quale eravamo consci che ci avrebbe parlato forse per l’ultima volta. Se Alberto abbia o meno ben disposto di quell’eredità, sarà noto tra qualche lustro, mentre un giudizio su questo suo Successe alla Bassa si può serenamente azzardare.
Quando un amico ti dà un libro scritto da lui puoi fare due cose, se sei a tua volta uno scrittore e, per giunta editore, con montagne di manoscritti che attendono impazienti di essere scremati dalla pila sulla scrivania. Puoi dare un’occhiata alle poche righe scritte sulle bandelle, leggere velocemente l’introduzione e sperare di ricordarti qualcosa quando l’amico, incrociandoti al bar, ti chiederà “ Allora cosa ne dici?”. Altrimenti puoi immergerti nella lettura delle prime pagine e poi deciderne il destino; la libreria o lo scatolone del macero, giù in cantina. Il fatto che stia scrivendo questa recensione vuol dire che la mia esigentissima libreria ha un nuovo ospite. Non posso negare che, per chi ha vissuto i tempi dei veterinari di condotta e delle mogli dei contadini, che ti portavano bacinella d’acqua, sapone e salvietta linda e stirata, alla fine della visita di Rosina, sarebbe stato difficile resistere agli argomenti che Schianchi tratta: così come essere nato e cresciuto dove il sole d’estate ti cuoce e il gelo d’inverno spacca la vite, ha contribuito a immergermi nella narrazione di quei luoghi che la nebbia e il lento incedere del Grande Fiume rendono unici al mondo.
Da quelle nebbie, nello scritto di Schianchi, prendono forma figure tratteggiate con leggerezza e nitore da chi le ha intensamente conosciute e amate, anche se talvolta odiose o semplicemente poco simpatiche. La teoria di questi personaggi che Schianchi ha sicuramente frequentato a lungo, almeno nei racconti esilaranti del papà. E allora salgono sul palco, di volta in volta, il veterinario comunale avaro e stizzoso (Scava Scava), il contadino che il troppo lambrusco rende un tantino litigioso (Brèta), il trio memorabile di veterinari dell’USL che, su una scalcinata Panda, attraversa la Bassa per una missione molto pericolosa nella stalla di Ottaviano (Curt ed Pèla). Non mancano figure che ricordano un po’ Fellini e un po’ De Andrè’, come la Passerona, invisa alle donne del paese, mentre pare uscita da un racconto di Calvino il personaggio di Giorgèn al Salutista, enigmatico frequentatore assiduo dell’ombra di un pioppo, dalla quale salutava chiunque, indipendentemente dal fatto che lo conoscesse o meno.
Nella seconda parte del libro, Schianchi narra di se stesso, offrendoci un carrello di bolliti fatto di aneddoti gustosi vissuti a partire dalle aule di mamma Università fino all’ambulatorio per cani e gatti, luogo di recente invenzione, rispetto alle stalle ai porcili dove Pighèl e Minchièta davano prova del loro “talento”.
“Non scriverò di chi si accoppiava con le vitelle o della famiglia in cui si praticava l’incesto, perché della vita bisogna saper cogliere i lati positivi e ricavare dalla bruttezze anche il lato comico, divertente, nel caso anche irriverente”
Io dico che Schianchi ci è riuscito, con quell’umorismo sapido e irrispettoso che, come le bollicine viola del lambrusco scuro di terra Verdiana, anima il vero Pramsan(Parmigiano). E detto da un reggiano….
Oscar Grazioli
Recensione di Corrado Colombo
Io dico spesso che per fare il veterinario deve piacerti la gente, vivere in mezzo a loro, ascoltare le loro storie. Se poi sei un affabulatore quelle storie le ricrei, diventano tue, diventano la tua vita raccontata attraverso le vite degli altri. Il libro "Successe alla Bassa" e il Collega Alberto Schianchi è questo, e anche un po' di più. Giustamente Gaetano Penocchio, nella prefazione, coglie tutti gli elementi del libro: le storie della vita veterinaria, la scrittura iperbolica di Schianchi, il legame con la propria terra.
La simpatia per il libro per me nasce subito, a partire dalla dedica che richiama un libro a cui io sono molto affezionato, che ho già ricordato, "La storia della Veterinaria", di Valentino Chiodi. A parte la mia simpatia, secondo me esistono in questo libro dei veri meriti letterari. Molti veterinari hanno scritto libri, proprio perché l'intreccio fra le nostre vite, quelle dei pazienti e soprattutto quelle dei proprietari costituisce un terreno fertilissimo dove crescono e si possono raccogliere, volendo, quelle storie di vita di cui ho detto. Ma in molti casi il risultato letterario è francamente modesto. Non è così, e non lo dico per piaggeria, nel caso di Alberto Schianchi: non è solo un descrivere scenette gustose o comiche, ma anche rendere onore alla letteratura.
Si dice che l'incipit di un libro sia tutto, ed in questo senso le prime sette righe rivelano completamente le fondamenta del libro: lo spirito umoristico ("assorbendo cocaina") ed iperbolico, la scrittura allegra, arrotata e descrittiva, l'ironia come stile di vita e scrittura, il territorio come Mondo su cui riflettere.
Le figure modeste, in fondo banali, di Ottaviano Curt ed Pela, Pighel, Scava Scava o Minchietta diventano giganti dell'umorismo quando sono avvolte dalla scrittura di Schianchi, che le ricopre di particolari per poi successivamente svelarle nella loro piccola, comica e tragica, magari anche meschina, umanità. Si trasformano in figure grottesche, insaziabili, smodate, rese con un linguaggio molto emiliano, con giochi di parole continui, in una vertigine di parole a rendere atmosfere e situazioni al limite del surreale.
"Bevitori illustrissimi, e voi, Impestati pregiatissimi (perché a voi, non ad altri, sono dedicati i miei scritti)": potrebbe essere un estratto del libro, ed invece no. Si tratta di Francois Rabelais, padre della letteratura francese. Non paia presuntuoso l'accostamento, è ovviamente più facile scrivere come Schianchi dopo che c'è stato Rabelais, ma Schianchi ne porta bene i panni, le sue figure sono i piccoli Gargantua e Pantagruele della Bassa padana, abitata da "ipocriti, idropici, mangiapaternoster, gattemorte, sanctoroni, bigotton, eremiti" (Rabelais"). Tra le due scritture, lo stesso guardare quegli esseri enormi per voler descrivere gli uomini nella loro piccola, infinita deformità.
Le avventure della leggenda metropolitana del veterinario violentato, quella della "balena ogni due anni" o quella dei veterinari ASL all'opera sono spassosissime, condite di piccole riflessioni sull'odierno che sanno bene creare il ritmo e il piacere di leggere il libro.
Soprattutto, è una formidabile presa in giro del comportamento piccolo, a volte meschino, di qualche veterinario pubblico dipendente, irrisi fino alla gogna, senza limiti. Purtroppo prendendo ampio spunto dal piccolo vissuto quotidiano del periodo dei condotti e della loro diffusa arroganza, periodo che qualcuno ancora non capisce debba finire. Correttamente Gaetano Penocchio dice che "qualcuno si risentirà", ma si sappia che si risentirà chi si riconoscerà.
Un solo difetto del libro: non saprei dove consigliarvi di andarlo a comprare: è stato pubblicato dalla Fatro e regalato in poche copie. Bella anche la veste editoriale, e ovviamente apprezzo il ricordo del padre di Alberto, Mario. Su una cosa la mia opinione è contraria a quella dell'Autore, quando dice che non ha raggiunto i risultati letterari che probabilmente avrebbe raggiunto Mario. Questo no, Mario era uomo di sintesi, di poche parole, e probabilmente non avrebbe raggiunto la godibilissima scrittura fiorita di Alberto, forse dono della madre, maestra più volte teneramente ricordata nel libro..
Insomma, se riuscite ad avere il libro, leggetelo. Mostra qualità insospettate e vi divertirà piacevolmente.
Corrado Colombo

